Le farmacie si trasformano in veri e propri presidi sanitari territoriali. Ma tra test diagnostici, telemedicina e vaccinazioni, quali ostacoli devono ancora superare per diventare il pilastro dell’assistenza territoriale che meritiamo?
Da semplici dispensatori di farmaci si stanno evolvendo ormai da tempo verso un ruolo di veri e propri “presidi sanitari” territoriali, come previsto dal DM77 e dal PNRR. Nonostante un decreto legislativo per la “farmacia dei servizi” risalga al 2009 e una fase di sperimentazione con finanziamenti specifici sia iniziata solo nel 2018, per restare sospesa durante il Covid e ripartire con nuovo vigore dal 2023 per concludersi nel 2025, oggi tra il 70% e l’80% delle farmacie sta già offrendo servizi innovativi come test diagnostici, monitoraggio dell’aderenza alla terapia, telemedicina e vaccinazioni. Questo processo, tuttavia, incontra ancora alcuni ostacoli: dalla disomogeneità territoriale alle carenze di personale, fino alle complessità burocratiche e alla necessità di adeguati finanziamenti, soprattutto per le piccole realtà. Per comprendere a fondo queste sfide e il futuro della “farmacia dei servizi”, abbiamo intervistato Gianni Petrosillo, presidente Sunifar.
Disomogeneità territoriale, insufficienza di risorse e strutture e di formazione del personale. Quanto pesano queste sfide sulla piena realizzazione del potenziale di prossimità delle farmacie e sul loro ruolo di pilastro dell’assistenza territoriale, come previsto dal DM77 e dal PNRR?
Sono tutti parametri che influiscono sull’applicazione delle attività della farmacia dei servizi. Questo è un processo in evoluzione, nonostante il decreto legislativo risalga al 2009, la vera applicazione è nata con la sperimentazione della farmacia dei servizi finanziata a partire dal 2018 con fondi specifici e che si concluderà nel 2025. Attualmente, il 70-80% delle farmacie sta già offrendo i nuovi servizi e contiamo di arrivare al 100% in poco tempo. La sperimentazione ha avuto velocità diverse nelle varie regioni, con alcune che hanno praticamente esaurito i fondi disponibili e altre che hanno incontrato difficoltà amministrative e burocratiche. Un’altra sfida è la sostenibilità, poiché il processo è oneroso e richiede un ritorno economico, specialmente per le piccole farmacie con un bacino d’utenza scarso. Tuttavia, grazie al PNRR, in particolare alla Missione 5 (Inclusione e Coesione), siamo riusciti a ottenere finanziamenti per le farmacie nei territori più disagiati e isolati, con un primo bando già concluso e riservato alle farmacie rurali sussidiate e un secondo bando in arrivo per le risorse residue questa volta destinato a tutte le farmacie rurali. Il prossimo passo, per arrivare al 100% di farmacie eroganti servizi, avverrà con la nuova convenzione, rinnovata a marzo di quest’anno dopo 25 anni. Questa convenzione prevede disposizioni specifiche per la farmacia dei servizi, il che significa che le prestazioni potranno essere convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, con un rimborso diretto, come per l’erogazione dei farmaci.
Parlando di assistenza territoriale, non si può ignorare la carenza di personale, inclusi farmacisti, medici e infermieri, soprattutto nelle aree rurali e periferiche. Come si sta affrontando l’integrazione operativa tra farmacie dei servizi e la rete territoriale, che comprende Case della Comunità, COT e strutture simili, alla luce di queste carenze?
Il problema del personale è orizzontale, riguarda molte professioni e si manifesta con grossi problemi soprattutto per quanto riguarda i medici nelle aree disagiate e interne. La farmacia diventa un punto di riferimento sempre più importante quando manca il medico, ma non può sussidiarne direttamente le attività. Se le prestazioni da erogare aumentano all’interno della farmacia, ci sarà un impatto sull’organico. Il nostro obiettivo è che la farmacia sia riconosciuta come un vero e proprio presidio sanitario. Dovrebbe essere inserita tra le strutture eroganti prestazioni sotto il coordinamento delle COT e delle Case della Comunità. Faccio un esempio: se un assistito disabile in un comune a 1800 metri di altezza ha bisogno di un elettrocardiogramma, può farlo in farmacia. Questo non cambia nulla dal punto di vista della qualità e della sicurezza della prestazione, perché la refertazione avviene ad opera di un cardiologo, ma per l’assistito cambia la vita, poiché risparmia tempo e viaggi, evitando di doversi recare in una Casa della Comunità magari a 50 km di distanza. La farmacia può essere un valore aggiunto fondamentale per questa nuova rete di assistenza territoriale che si sta formando.
Ha accennato il tema della digitalizzazione. Sebbene abbia portato numerosi vantaggi, il percorso è ancora in salita. Qual è il punto della situazione riguardo al Fascicolo Sanitario Elettronico e alla telemedicina e quali sono le aspettative e le difficoltà per le farmacie?
Da anni aspettiamo a braccia aperte l’attivazione piena del fascicolo sanitario elettronico e del dossier farmaceutico, perché per noi è determinante. Già una parte del Fascicolo Sanitario Elettronico è alimentata in automatico dalle nostre prestazioni con la ricetta dematerializzata. Tuttavia, è fondamentale che la farmacia possa anche consultare e inserire i dati nel Fascicolo Sanitario Elettronico. Ad esempio, stiamo facendo vaccinazioni, ma non ci è stato dato un profilo che ci permetta di vedere le vaccinazioni già fatte dal paziente, il che è assurdo. Lo stesso vale per il monitoraggio delle terapie: se vogliamo fare un monitoraggio sull’aderenza alla terapia, dobbiamo poter vedere tutti i farmaci che il cittadino sta assumendo o non ha assunto. Inoltre, se siamo riconosciuti come strutture che possono erogare servizi di telemedicina, dovremmo essere in grado di inserire nel Fascicolo Sanitario Elettronico, ad esempio, i relativi dati di erogazione. Siamo a conoscenza del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 e delle bozze normative, ma non ci soddisfano pienamente. Le lentezze e l’intervento del Garante della Privacy, pur con l’obiettivo legittimo di tutelare i cittadini, hanno rallentato il processo attuativo. Prima si apriranno tutte queste possibilità, più andremo verso un futuro che andrà a beneficio di tutti, in primis del cittadino.