Anziani non autosufficienti: l’Italia cerca riscatto nell’innovazione – intervista a Claudio Pedone

Attualmente, appena il 25% dei nostri anziani fragili riceve sostegno sociosanitario indispensabile. L’Osservatorio permanente mira a risolvere questa profonda disuguaglianza tramite il dialogo professionale e strumenti digitali, quali l’intelligenza artificiale, per superare la discontinuità e forgiare un modello di benessere più efficiente ed equo. La raccolta dati su zone campionate costituirà la base per azioni concrete

Secondo lo studio Italia Longeva 2024, in Italia appena un quarto degli anziani non autosufficienti riceve l’assistenza sociosanitaria necessaria. L’Osservatorio permanente della qualità e dei modelli della assistenza sanitaria nei territori dell’attuazione dei nuovi servizi previsti dal DM 77 e dalla Missione 6 del PNRR si propone di fornire dati e proposte utili a migliorare la gestione delle patologie croniche anche tramite l’innovazione tecnologica ed il superamento della frammentazione, puntando su un approccio interdisciplinare e l’innovazione tecnologica – nonostante le sfide ancora aperte su fascicolo sanitario elettronico e Case di Comunità – per costruire un sistema di cura più efficiente e inclusivo per la popolazione che invecchia. Ne abbiamo parlato con Claudio Pedone, Responsabile UOC Geriatria, Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma

Sappiamo che la popolazione italiana è sempre più anziana e l’età media è in costante aumento. Eppure, dai dati attuali, emerge un dato allarmante: solo il 25% degli anziani non autosufficienti beneficia di assistenza sociosanitaria. In che modo l’Osservatorio intende affrontare questa profonda disparità, monitorare l’attuazione delle leggi e tradurre i risultati delle analisi in raccomandazioni scientificamente fondate per una governance più coerente?

Questa è una domanda critica, ed è proprio una delle questioni attualmente in discussione all’interno dell’Osservatorio: come ottenere un risultato concreto in tal senso. Sicuramente, la partecipazione di diversi attori variamente coinvolti nell’assistenza a persone con problematiche tipiche della terza età, disabilità e con necessità di assistenza sul territorio, contribuisce alla possibilità di ottenere informazioni. Inoltre, speriamo che l’utilizzo di tecnologie informatiche, anche supportate dall’intelligenza artificiale, ci consentano di ottenere informazioni da documenti esistenti, in modo da avere un quadro quanto più completo possibile e una quantità di informazioni sufficienti a restituire un’adeguata fotografia dell’esistente. L’idea attuale è di selezionare delle zone nelle tre macroaree geografiche del paese per ottenere dati, testare il processo e verificarne l’efficacia, operando quindi su campioni e non su tutto il territorio. La nostra speranza è che, avendo informazioni sui diversi livelli di assistenza forniti (che cambiano a seconda delle regioni a causa della loro autonomia) e sui servizi esistenti, e mettendo insieme queste informazioni con indicatori di esito sulla salute generale della popolazione anziana, sia possibile individuare le strategie effettivamente più efficaci per garantire servizi realmente efficienti. Soprattutto, auspichiamo di poter avere informazioni sulle aspettative e le necessità percepite dai pazienti anziani, il che ci permetterà di focalizzare ulteriormente le effettive esigenze a cui dare risposta da parte dei sistemi sanitari.

Come si può garantire un’analisi scientifica rigorosa e omogenea delle disparità territoriali, superando la frammentazione dei dati e fornendo indicazioni concrete per una governance più coerente?

La partecipazione di vari attori coinvolti nell’assistenza è fondamentale per raccogliere informazioni. L’utilizzo di piattaforme informatiche avanzate, eventualmente supportate dall’intelligenza artificiale, per estrarre dati da documenti ufficiali e siti internet, è un’altra via per costruire un quadro il più completo possibile e raccogliere informazioni sufficienti a rappresentare la realtà esistente. Per iniziare, l’idea è di selezionare delle zone campione in ciascuna delle tre aree geografiche per testare il processo di raccolta e analisi dati e verificarne l’efficacia.

L’interdisciplinarietà è un concetto chiave oggi, e l’Osservatorio punta sul dialogo e sull’integrazione delle diverse competenze professionali. Quanto può aiutare questo approccio nell’affrontare la complessità dell’invecchiamento della popolazione e delle patologie associate?

La presenza di diversi attori è cruciale per ricomporre un quadro molto frammentato, che è uno dei problemi che vogliamo descrivere e per cui cerchiamo soluzioni. La complessità della problematica dell’invecchiamento della popolazione e delle patologie da cui è affetta non può essere affrontata in maniera ristretta a una singola specialità. È inevitabilmente necessaria una collaborazione, sia nella gestione del singolo paziente, sia soprattutto nell’individuazione di strategie utili ed efficaci per la gestione a lungo termine di questi pazienti così complicati.

 Le nuove tecnologie, la telemedicina, e gli interventi previsti dal PNRR, come le Case di Comunità e gli infermieri di famiglia, rappresentano tasselli fondamentali per la qualità della vita degli anziani. Quali saranno i criteri per assicurare e monitorare da parte vostra gli avanzamenti tecnologici e organizzativi, includendo anche aspetti come il fascicolo sanitario elettronico?

Su questo aspetto, non ho ancora una risposta precisa. L’implementazione del nuovo Decreto Ministeriale che prevede il potenziamento o la creazione delle Case di Comunità è ancora in una fase iniziale. I modelli assistenziali che verranno organizzati attorno a queste strutture e quale tipo di infrastruttura tecnologica verrà utilizzata nelle diverse regioni sarà da verificare. Per quanto riguarda il fascicolo sanitario elettronico, è un tassello importante ma anche qui abbiamo livelli diversi di implementazione tra le varie Regioni e probabilmente è proprio il fascicolo sanitario il punto di partenza cruciale per l’integrazione dei diversi servizi.

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