Le farmacie italiane stanno vivendo una profonda trasformazione, evolvendo da semplici punti di dispensazione farmaceutica a veri e propri centri multifunzionali di assistenza sanitaria territoriale. Grazie a nuovi servizi come telemedicina, screening e test diagnostici, e al trasferimento di farmaci prima erogati da ospedali e ASL, esse mirano a potenziare la presa in carico dei pazienti cronici
Dimenticate l’immagine statica della farmacia, mero luogo di ritiro farmaci. In Italia, tra decreti legislativi e fondi del PNRR, la farmacia di comunità sta silenziosamente ma radicalmente ridisegnando il suo ruolo nel Servizio Sanitario Nazionale. Non più solo un punto vendita, ma un futuro polo di prossimità, pronto a diventare un pilastro cruciale dell’assistenza territoriale, avvicinando la sanità ai cittadini e offrendo una gamma di servizi che va ben oltre la semplice dispensazione, includendo monitoraggio, prevenzione, telemedicina e test diagnostici. Questo processo, supportato da iniziative come la “Farmacia dei Servizi” e l’impegno di Federfarma per nuove competenze professionali, punta a una sanità più integrata e accessibile, nonostante le sfide attuali come la carenza di medici di medicina generale e la piena operatività del Fascicolo Sanitario Elettronico. Ne abbiamo parlato con Michele Pellegrini Calace, segretario nazionale Federfarma, la Federazione nazionale dei titolari di farmacia italiani.
Qual è oggi il ruolo strategico della farmacia nella riorganizzazione dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR, soprattutto in relazione alle Case della Comunità e ai nuovi modelli di prossimità?
La rete delle farmacie di comunità è parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale e può contribuire al potenziamento dell’assistenza territoriale implementando e ottimizzando le attività di assistenza di prossimità, a partire ovviamente da quelle correlate alla dispensazione dei farmaci a favore dei pazienti cronici. La presenza in farmacia di tutti i farmaci per i pazienti cronici, compresi quelli oggi erogati da ospedali e ASL, oltre ad agevolare i malati, consente di attivare un’importante attività di monitoraggio del corretto uso dei farmaci e dell’efficacia delle cure. In questa direzione va il trasferimento alla distribuzione in farmacia di farmaci prima assegnati alla Distribuzione Diretta da parte delle Asl, avviato con la Legge di bilancio 2024. Tale processo è iniziato nel 2024 con le gliptine e sta proseguendo nel 2025 con le glifozine. Un altro fronte di attività che può contribuire al potenziamento dell’assistenza territoriale è quello dei servizi di monitoraggio e prevenzione previsti dal modello della Farmacia dei Servizi, per garantire prestazioni e funzioni assistenziali, nel rispetto dei Piani socio-sanitari regionali, attraverso prestazioni di telemedicina, test diagnostici e screening. In una visione non più incentrata sull’ospedale, ma orientata al rafforzamento delle reti assistenziali territoriali, le farmacie possono avere un importante ruolo in sinergia e a supporto dell’attività del medico e delle altre strutture sanitarie del territorio, quali le case di comunità e gli ospedali di comunità, partecipando alla presa in carico del paziente, specialmente cronico, effettuando alcune delle prestazioni rientranti nel percorso diagnostico-terapeutico di quest’ultimo per consentire il monitoraggio delle terapie, costituendosi come punti di riferimento nella sorveglianza dell’andamento delle cure, anche attraverso un loro coinvolgimento nel servizio di assistenza domiciliare.
Come sta evolvendo la collaborazione tra medici di medicina generale e farmacie per garantire una presa in carico più efficace del paziente cronico sul territorio?
I rapporti tra medici e farmacie sul territorio sono generalmente buoni e incentrati su una logica di collaborazione al fine di semplificare il più possibile la vita dei pazienti e dei loro famigliari. Il dialogo è quotidiano e riguarda la corretta compilazione delle ricette, la verifica della disponibilità dei farmaci prescritti, la segnalazione di eventuali criticità da parte del paziente nell’assunzione dei medicinali. Quello che ancora manca è la definizione di percorsi strutturati per la presa in carico dei pazienti cronici, che individuino concretamente le modalità e gli ambiti di interazione tra i due professionisti della salute, medico di medicina generale e farmacista di comunità, e tra questi e gli altri operatori sanitari del territorio. La definizione di un modello di presa in carico che coinvolga pienamente mmg e farmacista di comunità è necessaria non solo per la dispensazione dei farmaci e il controllo dell’aderenza alla terapia, ma anche per l’erogazione dei nuovi servizi. Il decreto legislativo 153 del 2009 prevede a questo proposito la definizione nelle rispettive convenzioni di modelli di collaborazione interprofessionale, ma per il momento su questo fronte non è stato possibile intervenire. Un elemento di criticità a questo riguardo è costituito dalla mancata operatività in tutti i suoi aspetti del Fascicolo Sanitario Elettronico, che semplificherebbe notevolmente le possibilità di interazione consentendo a tutti i professionisti della salute di avere un quadro completo della situazione del paziente, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo dei farmaci. L’altro elemento critico è costituito dalla carenza di medici di medicina generale sul territorio che mette in difficoltà oltre ai pazienti anche le farmacie, chiamate da un lato a sopperire a tale assenza nei limiti del possibile, dall’altro a operare in assenza di un referente essenziale per la diagnosi e le cure. La telemedicina può essere uno strumento utile per superare questa criticità, ad esempio con la televisita.
Quali sono le principali criticità normative o operative che ostacolano l’estensione dei servizi offerti dalle farmacie – come telemedicina, screening o vaccini – su scala nazionale?
Al momento i nuovi servizi, test, screening, prestazioni di telemedicina, sono erogati a carico del SSN nell’ambito della sperimentazione della Farmacia dei servizi in atto nelle Regioni a statuto ordinario grazie ai fondi stanziati dallo Stato. La sperimentazione è finalizzata a verificare l’impatto di tali servizi sulla qualità dell’assistenza erogata ai pazienti, soprattutto i cronici, e sui livelli organizzativi di Regioni e ASL. I risultati della sperimentazione saranno valutati nel corso del 2025 dai tavoli istituzionali competenti nell’ottica di definire come procedere alla loro messa a regime su tutto il territorio nazionale. Le modalità di effettuazione delle prestazioni in questione sono già state stabilite dalla nuova Convenzione Farmaceutica Nazionale e dovranno essere declinate sul territorio tramite Accordi Integrativi Regionali, tra le Regioni e le Federfarma locali.
In che modo Federfarma sta lavorando per valorizzare il ruolo del farmacista come professionista sanitario integrato nella rete dell’assistenza territoriale?
Federfarma ha operato in questi anni per fare in modo che ai farmacisti che operano in farmacia venissero riconosciute nuove competenze professionali in un’ottica di integrazione con gli altri professionisti della salute in modo che il cittadino potesse accedere agevolmente alle prestazioni necessarie nelle migliori condizioni di sicurezza e di tutela della privacy. In questa prospettiva, Federfarma ha sensibilizzato le istituzioni affinché le farmacie potessero somministrare test diagnostici e vaccini, per ampliare i livelli di copertura degli screening e delle campagne vaccinali, definendo anche, d’intesa con le Istituzioni, le modalità operative di tali attività e i percorsi di formazione. Per portare la sanità più vicino ai cittadini ha inoltre promosso l’erogazione da parte delle farmacie di servizi di telemedicina che, in linea con quanto previsto dal PNRR, vanno proprio nella direzione di un modello di sanità basato sulla prossimità e sulla digitalizzazione. Nella fase attuale, Federfarma sta siglando una serie di protocolli di collaborazione con le rappresentanze di altre categorie di professionisti della salute, quali gli odontoiatri, con ANDI, e gli specialisti ambulatoriali, con Sumai, per dare vita a sinergie che consentano di assistere al meglio i cittadini, sempre nel rispetto delle regole definite dalle autorità competenti.
Quali strumenti sono necessari per rendere sostenibile, anche economicamente, il potenziamento delle farmacie come presidi sanitari di prossimità, specialmente nelle aree interne e rurali?
Le farmacie rurali sono fondamentali per garantire un’assistenza di prossimità su tutto il territorio nazionale, anche nei piccoli centri e nelle aree più disagiate. Per tale motivo, le farmacie con un bacino di utenza ridotto e bassi fatturati SSN hanno diritto a una serie di agevolazioni economiche sotto forma di indennità di disagiata residenza, stabilita in misura diversificata a livello regionale. e di maggiorazione delle quote di remunerazione sui farmaci erogati a carico del SSN, valida nella stessa misura per tutte le farmacie. Per quanto riguarda più direttamente il potenziamento del servizio nelle aree rurali e interne, il PNRR ha destinato fondi dedicati all’acquisizione da parte delle farmacie che operano in questi territori delle attrezzature necessarie per poter erogare prestazioni di monitoraggio del corretto uso dei farmaci, servizi di prima e seconda istanza e di telemedicina. Dopo un primo Avviso per l’erogazione di contributi pubblici, nella misura di 2/3 della spesa sostenuta, a favore delle farmacie operanti nei centri con meno di 3.000 abitanti, di recente è stato attivato un ulteriore Avviso esteso alle farmacie operanti in centri con meno di 5.000 abitanti.
Come si può rafforzare la formazione continua dei farmacisti per prepararli ai nuovi compiti previsti dall’evoluzione dell’assistenza territoriale, come la gestione di servizi diagnostici e l’aderenza terapeutica?
Le attività previste dalla sperimentazione della Farmacia dei servizi prevedono tutte un percorso formativo preliminare, volto a fornire al farmacista le competenze necessarie per erogare i nuovi servizi. Per l’abilitazione alla somministrazione dei vaccini è prevista la frequenza obbligatoria di corsi promossi dall’Istituto Superiore di Sanità. La formazione è obbligatoria anche per l’accesso ai fondi previsti per gli ambiti di attività per i quali sono stanziati fondi PNRR a favore delle farmacie rurali: anche in questo caso, in parallelo all’acquisto di beni da parte delle farmacie, è previsto l’obbligo di seguire corsi di formazione dedicati. In questo campo un supporto notevole alle farmacie viene dalla Fondazione Francesco Cannavò e dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti, che ha tra le proprie competenze proprio quella di curare la formazione e l’aggiornamento dei farmacisti. In parallelo, sono in corso di adeguamento anche i corsi di laurea in farmacia che, sempre più, prevedono materie connesse alle nuove competenze assunte dai farmacisti.